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Il divorzio congiunto è la procedura più rapida e meno conflittuale per sciogliere definitivamente il matrimonio, quando i coniugi sono d’accordo su tutte le condizioni: affidamento dei figli, mantenimento, casa coniugale, divisione dei beni, ecc.
Si tratta di una modalità consensuale che consente di concludere il matrimonio evitando il contenzioso. È necessario che siano trascorsi almeno sei mesi dalla separazione consensuale, o dodici mesi dalla separazione giudiziale, per poter avviare la procedura.
Il divorzio congiunto può essere formalizzato:
È una soluzione efficace per coppie che, pur scegliendo di interrompere il vincolo matrimoniale, vogliono mantenere un approccio collaborativo e costruttivo, soprattutto in presenza di figli.
Per procedere con un divorzio congiunto è necessario che siano trascorsi almeno sei mesi dalla separazione consensuale (o dodici in caso di separazione giudiziale). Una volta rispettati i termini, i coniugi possono presentare congiuntamente la richiesta di divorzio, avendo già raggiunto un accordo su tutte le condizioni: affidamento dei figli, eventuale mantenimento, uso della casa familiare, divisione dei beni, ecc.
Il percorso inizia con la definizione dell’accordo, che viene formalizzato con l’assistenza dei rispettivi avvocati. A seconda della situazione familiare e patrimoniale, la procedura può seguire tre canali:
Nel caso di procedura in tribunale, il giudice verificherà che l’accordo tuteli adeguatamente i diritti di entrambe le parti, in particolare dei figli. Se viene scelto il canale della negoziazione assistita, l’accordo sarà trasmesso alla Procura per un controllo di legalità. In Comune, invece, l’accordo viene semplicemente registrato.
La procedura è generalmente rapida e meno onerosa rispetto al divorzio giudiziale, e rappresenta una scelta matura per concludere il matrimonio con rispetto e chiarezza.
Ogni procedimento in ambito familiare può comportare conseguenze economiche rilevanti. Ti aiutiamo a capire quali sono gli effetti patrimoniali più comuni e in che modo possono incidere sulla tua situazione personale e familiare.
Può essere riconosciuto al coniuge economicamente più debole per garantire un equilibrio post-matrimoniale, tenendo conto di età, durata del matrimonio e capacità lavorativa.
I coniugi stabiliscono la ripartizione del patrimonio comune o indiviso, in base al regime patrimoniale scelto (comunione o separazione).
Generalmente assegnata al genitore affidatario dei figli minori, per garantire loro stabilità abitativa.
Con il divorzio, ciascun ex coniuge perde ogni diritto ereditario sull’altro, salvo eccezioni previste dal giudice.
In alcuni casi, il coniuge beneficiario dell’assegno può aver diritto anche a una quota della pensione di reversibilità dell’ex partner.
Siamo a disposizione per ascoltarti, rispondere ai tuoi dubbi e guidarti verso la soluzione più adatta alla tua situazione familiare. Compila il modulo o utilizza i contatti diretti.
Puoi acquistare la consulenza direttamente cliccando qui. Si applicano termini e condizioni.
La durata media è di 2–4 mesi, ma può variare in base alla modalità scelta e alla complessità dell’accordo.
No, non sempre. Se non ci sono figli minori o disabili e non si devono regolare aspetti economici, è possibile procedere in Comune senza avvocati. In altri casi, è necessaria l’assistenza legale.
Sì, le condizioni possono essere modificate se intervengono cambiamenti significativi nelle circostanze delle parti.
In caso di inadempienza, la parte lesa può rivolgersi al tribunale per ottenere l’esecuzione forzata dell’accordo.
Sì, purché il matrimonio sia stato trascritto nei registri dello stato civile italiano.